Il piede piatto

Intendiamo per piede piatto un’alterazione della morfologia del piede caratterizzata da valgismo del retropiede e diminuzione, più o meno marcata, dell’altezza dell’arcata plantare. Questa deformità costituisce uno dei più frequenti motivi di consultazione specialistica; nell’adulto a causa del dolore, nel bambino a causa della preoccupazione per la deformità o per le eventuali alterazioni indotte nella deambulazione. Il trattamento sarà quindi differente nei due casi; cosi, mentre nel bambino cercheremo di conseguire una correzione della deformità, nell’adulto la terapia avrà lo scopo di abolire il dolore. Il mantenimento dell’arcata plantare dipende da una adeguata interazione tra gli elementi ossei, muscolari e legamentosi che la costituiscono. Tutti questi sono a loro volta sottoposti alla regolazione del sistema nervoso, che mantiene il tono muscolare e garantisce la coordinazione dei movimenti. In rapporto all’alterazione primitiva o secondaria delle ossa, dei muscoli o dei legamenti che provocano secondariamente la comparsa del piede piatto, possiamo proporre la seguente classificazione eziologica:

Piede piatto da alterazioni ossee:

  • A) piede piatto astragalo-verticale congenito
  • B) piede piatto da alterazioni dello scafoide
  • C) piede piatto da sinostosi ossee
  • D) piede piatto post-traumatico (fratture del calcagno e dello,scafoide, etc.)

Piede piatto da alterazioni muscolo-legamentose:

  • A) piede piatto lasso infantile
  • B) piede piatto nelle malattie endocrine
  • C) piede piatto nella artrite reumatoide
  • D) piede piatto nelle affezioni sistemiche

Piede piatto da alterazioni neuromuscolari:

  • A) piede piatto da paralisi flaccide
  • B) piede piatto da paralisi spastiche
  • C) piede piatto da miopatie
  • D) piede piatto da retrazione del tendine di achille

Tutte queste diverse forme cliniche hanno alcune caratteristiche anatomo-patologiche comuni che si riassumono in due movimenti di rotazione inversi tra loro; è presente una pronazione del retropiede ed una supinazione dell’avampiede. Il calcagno è in flessione plantare e marcato valgismo in maniera tale da trovarsi all’esterno della perpendicolare che scende dal punto medio della regione poplitea. Sul calcagno, l’astragalo subisce un movimento di listesi in avanti, in basso ed in dentro. In questo movimento di discesa l’astragalo trascina con sè lo scafoide.  Al contrario i cuneiformi ed i metatarsi, compressi tra la forza di questa discesa e la forza di reazione determinata dal suolo, rispondono sublussandosi verso l’alto. Questo provoca il paradosso per cui questa porzione dell’arco interno, in alcune forme di pede piatto, può essere più sollevato del normale. Nel piede piatto l’articolazione tibioperoneo-astragalica è estesa, la subastragalica pronata, quella di chopart abdotta e flessa dorsalmente ed il resto del piede supinato.

Distinguiamo quattro gradi di piede piatto:

Piede piatto di primo grado.

l’appoggio esterno del piede è leggermente aumentato.

Piede piatto di secondo grado e piede piatto cavo-valgo.

Presenta un’immagine caratteristica. Sia il bordo interno del piede come l’esterno sono a contatto con il suolo; al contrario la zona centrale della volta plantare rimane distante dal suolo. In alcuni casi non è in contatto alcun punto dell’arcata plantare anche se questa è globalmente abbassata.

Piede piatto di terzo grado.

Appoggia tutta l’arcata plantare.

Piede piatto di quarto grado.

Include il tipico piede a dondolo. L’appoggio nella zona centrale del piede ha la massima ampiezza.