Il piede cavo

Le numerose eziologie e la diversa anatomia patologica che caratterizza il piede cavo fa sì che una definizione precisa di questa deformità sia praticamente impossibile. Pensiamo tuttavia che sia utile ricordare la classica definizione: deformità caratterizzata da una esagerata concavità dell’arcata plantare (a cui corrisponde una prominenza dorsale), da un atteggiamento in griffe delle dita e da una deviazione in varo del calcagno.

Classificazione eziologica:

Piede cavo neurologico:

Conseguenza di uno squilibrio muscolare. Molte patologie neurologiche che provocano paralisi del muscolo o contrattura dell’antagonista: ne consegue lo squilibrio delle azioni muscolari che danno al piede la normale forma.

Piede cavo essenziale:

Sono frequenti i piedi con un aumento dell’arcata plantare e con assenza di altro tipo di patologia che possa essere responsabile della comparsa di questo cavismo. Secondo molti specialisti sarebbero secondari ad alterazioni neurologiche minime o fruste. Potremmo includere tra questi i cosiddetti piedi ipertonici che troviamo con frequenza tra le ballerine e gli sportivi, quali ad esempio i giocatori di calcio o pallacanestro.

Piedi cavi secondari:

In questo caso la comparsa del cavismo è condizionata da alterazioni osteoarticolari o da retrazione delle parti molli a livello dell’appoggio plantare. Tra le prime includiamo i piedi cavi congeniti, quelli post-traumatici e quelli che derivano da importanti alterazioni o distruzioni articolari provocate dall’artrite reumatoide. Tra le seconde possiamo trovare cicatrici, ustioni, la fibromatosi plantare o malattia di ledder-hose ed i processi ischemici.

Piede cavo varo:

Il tallone è deviato in varismo. questa deviazione può essere condizionata da un disordine muscolare primitivo, quale l’insufficienza della muscolatura peroneale, o secondario ad una verticalizzazione e sovraccarico del primo metatarso.

Piede cavo valgo:

Secondo lo specialista costituisce una forma clinica di piede piatto nel quale esiste un’importante valgismo del calcagno, questo trascina nella sua pronazione il cuboide allontanandolo dal contatto con il suolo. Nella porzione media del tarso possiamo valutare l’apice dell’arcata e la zona dell’appoggio plantare; si considera piede cavo di primo grado quando l’appoggio plantare nella parte media è inferiore al terzo dell’ampiezza dell’avampiede; se scompare completamente l’impronta plantare media si tratterà invece di un piede cavo di secondo grado. Varia in rapporto all’eziologia ed all’età. Esistono forme che, ad eccezione dell’alterazione morfologica, presentano una sintomatologia minima. A volte, durante l’adolescenza si verificano discrete anomalie nella deambulazione, associate a cadute frequenti e distorsioni recidivanti della caviglia. E’ stato provato che la deambulazione non è eccessivamente alterata, ad eccezione dei casi di piedi cavi neurologici nei quali esiste una chiara inversione delle fasi della deambulazione, con l’appoggio al suolo che ha inizio sulla zona metatarsale. Trascorsa la fase del piede cavo dinamico o riducibile, il piede diviene rigidamente deformato, compare la sintomatologia clinica con metatarsalgia o talalgia per iperpressione a livello dei punti di appoggio. Nel caso di piede cavo anteriore compariranno ipercheratosi, borsiti e sesamoiditi. La metatarsalgia sarà aggravata dalla presenza delle dita a martello, che è uno dei segni più precoci del piede cavo e che determina la perdita dell’efficacia dell’ dell’appoggio digitale nelle fasi della deambulazione, necessario per scaricare le teste metatarsali.