Calzature e Ortesi nello Sport

Come conseguenza del maggiore interesse e partecipazione in tutte le forme di attività atletica, i medici vedono sempre più spesso pazienti che presentano disturbi causati dalla pratica sportiva. Calzature particolari per lo sport, modifiche di queste scarpe e dispositivi ortesici sono gli elementi che servono da protezione meccanica alla porzione distale degli arti.

Questi elementi importanti dell’equipaggiamento atletico sono anche di ausilio nella prevenzione delle lesioni: diminuiscono infatti la tensione applicata agli arti inferiori e compensano eventuali difetti di allineamento del piede e della caviglia. Le modifiche della calzatura ed i dispositivi ortesici che si utilizzano con maggiore frequenza hanno lo scopo di prevenire e trattare turbe del sistema muscoloscheletrico e compensare biomeccanicamente le variazioni anatomiche che possono essere la causa delle lesioni dell’atleta. Recentemente sono stati effettuati studi da parte di equipe di medici, bioingegneri e fabbricanti di calzature sul disegno e la realizzazione delle calzature sportive.

Il maggiore interesse sul tema è stato stimolato dalla crescente popolarità degli sports atletici. Anche se i miglioramenti più notevolisono stati fatti per le calzature per l’atletica, l’informazione che si è ottenuta ha portato vantaggi nella fabbricazione di altri tipi di calzature nei diversi sports, inclusi quelli con contatto fisico con l’avversario, il basket, e gli sports con racchetta. Le migliorie riportate nella fabbricazione delle calzature sportive si sono ottenute grazie ai principi determinati dal disegno delle calzature usate per la corsa. Generalmente si dà per scontato che le caratteristiche di una scarpa ben fatta per un corridore includano molti dettagli atti ad evitare lesioni negli atleti. Un contrafforte solido assicura il tallone alla scarpa ed evita il movimento eccessivo dell’articolazione subastragalica durante la fase di appoggio.

Una imbottitura morbida sul bordo supero-posteriore, che si eleva leggermente dal bordo della calzatura, evita erosioni meccaniche sul tendine di Achille. La suola della scarpa per l’atletica ha spesso una forma caratteristica. Una moderata elevazione del tallone compensa la tensione dei muscoli che si può osservare nei corridori. Un cuneo morbido di tallone collocato tra la suola esterna e la suola intermedia diminuisce l’impatto del carico. La parte posteriore del tacco, tagliata obliquamente, permette una flessione plantare più efficace al momento dell’urto del tallone.

Il tacco è leggermente allargato, medialmente e lateralmente, per dare maggiore stabilità. La parte anteriore della suola è flessibile e leggermente convessa per aiutare il sollevamento delle dita ed eliminare la tensione del tendine di Achille e dei muscoli della gamba. La suola intermedia agisce da ammortizzatore dell’urto di impatto ed una suola striata con quadri a rilievi migliora la trazione e riduce lo sforzo torsionale dutante la fase di appoggio.

Il plantare morbido dell’interno può includere un arco di supporto per prevenire un eccesso di pronazione. Una linguetta ben imbottita previene qualsiasi irritazione che si possa produrre sul dorso del piede e può aiutare a prevenire la tendinite degli estensori. Dei tiranti che vanno dal di sotto della zona dei lacci fino alla suola in direzione verticale servono da contenzione e supporto della parte centrale del piede. Il tomaio flessibile nella parte posta sopra le dita allevia le pressioni meccaniche sulle prominenze ossee e previene i possibili ematomi subungueali.

Le scarpe dei corridori si costruiscono con caratteristiche speciali per compensare, a volte, piedi piatti o cavi. L’individuo con piede piatto tende ad una eccessiva pronazione durante la fase di appoggio e la deambulazione atletica. La caviglia cede medialmente e la rotazione interna della tibia aumenta: in questo modo si incrementa la tensione sulle strutture degli arti inferiori. L’iperpronazione ritarda il ritorno ad una posizione più stabile di supinazione, necessaria per il sollevamento delle dita.

Questa situazione predispone a soffrire di vari tipi di lesioni. Un rinforzo sulla parte mediale del contrafforte del tallone ed un plantare nell’interno della calzatura con un supporto dell’arco longitudinale rappresentano un buon aiuto. Il piede cavo è relativamente rigido ed è incapace di assorbire l’urto dell’impatto del carico o l’aggiustamento alle variazioni del terreno. Questa configurazionestrutturale si associa ad una tendinite dell’achilleo, fascite plantare e metatarsalgia, e secondariamente ad un avampiede equino. Una scarpa sportiva con una suola intermedia moderatamente morbida ed un tallone relativamente alto può portare grandi vantaggi.

DISPOSITIVI ORTESICI

I dispositivi ortesici sono supporti che si collocano nella scarpa sportiva per modificare la biomeccanica nella deambulazione atletica e limitare il movimento anormale del piede durante l’attività. L’uso di questi dispositivi si basa sulla biomeccanica della fase di appoggio della deambulazione. Si sa che ciascun piede batte con una forza superiore 2-3 volte a quella del peso del corpo e per 800 volte in un miglio di corsa.

Questo accumulo di impatto di carico nell’arto inferiore predispone l’atleta alle lesioni. Spesso variazioni biomeccaniche o anatomiche, che non hanno importanza durante l’attività normale, nell’atleta possono produrre lesioni. Forse una delle anormalità più comuni che origina non pochi disturbi ortopedici è quella relativa al meccanismo di pronazione e supinazione del complesso subtalare durante la fase di appoggio della corsa. La supinazione fissa il piede per funzionare come una leva che dà stabilità all’urto del tallone e nel sollevamento delle dita. 

La pronazione libera il piede per permettere l’adattamento della sua pianta ed assorbire meglio lo shock durante il resto del 70% della fase di appoggio. Si ritiene che qualsiasi alterazione dell’articolazione subastragalica in questo senso può portare ad un incremento dello stress sull’osso e  le strutture dei tessuti molli degli arti inferiori. I dispositivi ortesici si usano principalmente per conservare la posizione neutra dell’articolazione subastragalica e per limitare un’eccessiva pronazione, e cosi diminuire le forze che agiscono sugli arti inferiori.

Le ortesi flessibili possono essere realizzate in plastazote, pelle o gomma. I supporti semirigidi spesso si fabbricano in gomma ed in resina. Per le ortesi rigide si usano resine e fibra di carbonio. La decisione su quale di questi tipi debba essere impiegato si basa sul gradi di mobilità del piede. I supporti flessibili danno un effetto massimo di imbottitura, anche se spesso sono necessari supporti rigidi per ottenere un maggiore controllo. I supporti più flessibili a volte hanno, a livello dell’avampiede o della parte posteriore del piede, fenditure o cunei prefabbricati o plastazote modellato, che si adatta fedelmente alla pianta del piede del paziente. Le ortesi semirigide e rigide si costruiscono con un calco ottenuto con il piede in scarico ed il tallone del piede in posizione neutra a livello dell’articolazione subastragalica.

Questa posizione del piede si determina  con il cosidetto “ metodo di congruenza”, che consiste nel fissare la posizione del tallone in posizione neutra e nel pronare leggermente l’avampiede. La posizione neutra è quella in cui la testa dell’astragalo non cade medialmente né lateralmente: ciò significa che è allineata in maniera che l’uso di questi dispositivi riduce in maniera molto significativa il grado massimo di pronazione e la durata eccessiva della pronazione durante la fase di apooggio. Il piede cavo non è tanto sussidiario del trattamento ortesico come il piede pronato. Un’elevazione laterale a livello dell’avampiede, combinata con un’elevazione mediale del tallone per compensare il varismo subtalare, può essere molto utile per risolvere la situazione. Un’ortesi ben imbottita è meglio tollerata nel piede cavo rigido. Inoltre, le ortesi per lo sport possono essere utili per compensare anormalità, ottenere una collocazione corretta del piede durante la fase di appoggio e ridistribuire i carichi.                        

Le modifiche nella scarpa per l’atletica costituiscono un metodo relativamente semplice ed economico per il trattamento delle lesioni. Molti dei più frequenti disordini muscoloscheletrici dovuti alla pratica sportiva si possono trattare in questo modo. La tendinite del tibiale posteriore, dovuta alla iperpronazione, può compensarsi aggiungendo un arco mediale di supporto in un plantare interno della scarpa; diminuisce cosi anche la tensione del tendine durante la fase di appoggio. È anche utile rinforzare e prolungare in avanti la parte mediale del contrafforte.

La tendinite dell’achilleo, dovuta ad un piede cavo, può essere alleviata inserendo un cuneo di gomma morbida al di sotto del tallone che diminuirà lo stress sul tendine di Achille e la sua tensione nel momento dell’urto del tallone. La fascite plantare può essere prodotta sia da una eccessiva pronazione come da una configurazione in cavismo. Nel caso del piede pronato si compensa rinforzando maggiormente la zona mediale del contrafforte del tallone e collocando un supporto per l’arco. In caso di piede cavo, un cuneo esterno al di sotto del tallone può risolvere il problema.

Una tendenza alle dita a griffe con metatarsalgia plantare si risolve spesso aggiungendo un’imbottitura metatarsale al plantare interno della calzatura e con una punta della calzatura ben alta. L’alluce rigido può essere trattato aggiungendo una suola a forma di dondolo tra la suola intermedia e la suola esterna.